Languages – group show on line

Languages
interazioni tra luoghi, persone e cose
testo critico di Simone Azzoni
 
 
Artisti e opere: Luana Rigolli, ‘Linosa’; Giulia Pasqualin, ‘Il Fil. Una ricerca Bosniaca’; Valeria Pierini, ‘Almost’; Emmanuel Di Tommaso, ‘Unidici’.
 
‘Esiste una zona indefinita in cui convivono il dominio elementare della natura, le contingenze e il territorio marcato storicamente dall’uomo e dal suo sguardo. Un terreno d’incontro che produce figure lontane da un sistema organizzato dalla relazione e dai suoi vincoli temporali e spaziali. In questo inciampo nell’assetto predefinito da armonia, proporzione e simmetria, si genera un imprevisto che scarta categorie e prescrizioni. Qui dove non c’è premeditazione, cose e paesaggi, uomini e viventi galleggiano senza peso, senza statuto e senza discorso. (…)
Gli scatti fotografici realizzati in questa spazi sono finalmente questa imprevedibile messa in scena delle circostanze. Incidenti furtivi, accomodamenti senza conseguenze, tracce impreviste, lasciti di un incontro già avvenuto.
Languages si pone aldilà del “meta” e dell’”intra”, dell’”inter” della contaminazione o della post produzione. Non importa se in questi spazi della distrazioni dall’uomo converga la fotografia, la scrittura o il suono. Artisti come Valeria Pierini e il suo ‘Limbo Land’, Luana Rigolli con ‘Linosa’, Giulia Pasqualin e ‘Il Fil. Una ricerca bosniaca’, o Emmanuel Di Tommaso con ‘Undici’ si affacciano alle figure del caso, incorniciano somiglianze nate dall’effimero incontro di forme e colori. Nei variegati campi del desiderio e del caso l’inquadratura circoscrive i terreni delle incertezze.’ (Simone Azzoni)
 
La mostra è frutto di una sinergia tra Incontri di fotografia, Grenze – Arsenali Fotografici in piena pandemia.
 
‘Un modo, questo, per non fermarsi, per continuare a svolgere un lavoro che abbiamo scelto e che amiamo, che viene continuamente minato, oltre che dalla pandemia, da una politica miope e uno stato assente che, lo ribadiamo, non ci tutela di già nella vita di tutti i giorni, figuriamoci adesso’.
 
Luana Rigolli – Linosa
 

‘Linosa’, ‘l’isola più isolata d’Italia’ perennemente in attesa di se stessa. È tra il solido e il fluido, emergenze emarginate in una periferia a rischio centrifugo. Qui si drammatizza il carattere privato di questi spazi in un precario equilibrio da bagnasciuga su cui s’arenano decisioni definitive.

Giulia Pasqualin – Il Fil. Una ricerca Bosniaca

‘Il Fil. Una ricerca bosniaca’ è un percorso alla deriva in una Bosnia dimentica della sua meta e della sua origine. Un segno di confine tra l’accettabile e il desolante, un inventario di presenze senza più territori sociali deputati. Accumuli pronti a disfarsi senza disfarsi conservano la memoria di un movimento bruscamente interrotto nel tempo.

Valeria Pierini – Almost

‘Almost’ tocca l’aleatorio, ciò che rimane nella polvere della storia irlandese, l’engramma dell’inafferrabile. Un vento oscilla lo sguardo, non scolpisce ma sposta. Le sue immagini defluiscono come la sabbia in una clessidra.

Emmanuel Di Tommaso – Undici

‘Undici’: penetrazione della materia, ossessivo stare in un crescendo che dilaga nelle sue vibrazioni. Un paesaggio sonoro che si fa onomatopea e una onomatopea che incarna memorie emotive potenti. Un paragrafo polifonico la cui sintassi rotta dalla verità della Storia, martella incessante il gran tumulto di un tempo che pare trascorso invano. 

 

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