Fotografia e diario

(Appunti sul corso ‘scrivere con le immagini’, 2020.)

Una lezione è dedicata ad alcuni esempi di narrazioni contemporanee con un piccolo approfondimento sull’uso del diario che possiamo tenere. ‘Che me ne faccio del diario? Ormai ho il mio stile fotografico, ormai lavoro solo su progetti ben definiti.’ Quando ci formiamo alla pratica artistico/progettuale a noi più affine, quando capiamo che si può fare molto con le foto che posseggono un’idea di fondo e lavoriamo solo a progetto, il rischio è che eliminiamo qualsiasi occasione di fare foto che non sia finalizzata alla nostra progettualità. Questo può diventare un rischio: quello di accartocciarci sulle nostre convinzioni, sul nostro fare arte, e sulla nostra pigrizia. Questo fatto non riguarda il dimenticarsi di come si fanno le foto, è come andare in bici, puoi solo migliorare ma disimparare no, quello non succede. Una cosa buona per aiutarci a migliorare e per non farci troppo arrovellare appresso alle nostre idee/convinzioni è quella di ossigenare la nostra creatività attraverso l’uso del diario. Non un diario dove seguiamo il percorso progettuale, ma un diario dove annotiamo pensieri/riflessioni, scatti di qualsiasi tipo siano. Possiamo darci delle regole oppure no, possiamo darci un tempo entro cui lavorare, l’importante è tenere viva la giocosità e soprattutto non dimenticarsi mai che, sebbene la fotografia sia tra le ultime fasi del processo di produzione di un progetto, è comunque metà della storia, perché il nostro fare arte comunque si manifesta attraverso le fotografie, anche se la usiamo insieme alla scrittura, anche se la usiamo nei modi più disparati. Concediamoci di scattare foto per puro divertimento, per pura osservazione, per gioco, diletto, per memorizzare. Quando le cose diventano trappole non vanno più bene ed ogni creativo deve darsi un tanto di disciplina quanto un tanto di indulgenza. Individuiamo tre possibili diari (non siamo esaustivi di proposito):

1. scrivere e poi fotografare in merito a quanto si è scritto;

2. fotografare e scrivere in merito a quanto si è fotografato: quanto siamo didascalici? quanto riusciamo a lavorare d’istinto?

3. Fotografare e successivamente scrivere a riguardo di ciò che si è fotografato. Cosa ci viene in mente riguardando foto fatte tempo fa? Come osserviamo le foto fatte per il gusto di farle? Che riflessioni ci vengono in mente rispetto al nostro lavoro? Tutti questi esercizi possono essere prolifici e forieri di idee o essere loro stessi, riguardandoli, dei progetti specifici, ma la cosa importante è alimentare, allenare e tenere viva quella via di comunicazione tra il noi e il nostro interno. Magari diventeremo più bravi e autonomi nello scegliere le foto e a capire quando un lavoro è finito. Sicuramente terremo traccia del nostro passaggio, del nostro fare arte che fa sempre rima con quello che siamo.

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