My concrete life – Celeste Stellini

Celeste Stellini é la vincitrice di My concrete life, la nostra open call in collaborazione con Francesca Donatelli. 

Di Celeste ci ha colpito la precisione, la grazia e la composizione dei collage inviati e per aver inviato i documenti richiesti in modo pressappoco impeccabile (cosa che non guasta). 

Di seguito un focus sul lavoro di Celeste Stellini.

Celeste Stellini cerca l’equilibrio nella dissonanza, instaurando un dialogo tra forma e materia. La forma è quella della contemporaneità — simboli e figure tratti dal nostro immaginario collettivo. La materia è analogica, perché meglio preserva la forza infantile dell’atto creativo. Seleziona i suoi soggetti dalle riviste patinate, ritaglia con forbici e bisturi, incolla con la colla Pritt. Le sue opere sono composte da pochi elementi, due o tre note che diventano un accordo. Basta un dettaglio, aggiunto o eliminato, per dare nuovo significato all’immagine. Ed è questo che maggiormente la affascina del fare collage: quanto poco serva per sovvertire le regole della realtà. Il suo assurdo non è mai fine a se stesso. È una lingua distorta, eppure chiarissima, adatta a raccontare la commedia e la tragedia — spesso indissolubili — della nostra quotidianità.

 

Come tu mi vuoi (opera vincitrice dell’open call)

*From soul to table*

From soul to table è un trittico che racconta il processo di trasformazione a cui gli individui si sottopongono, o che subiscono, per risultare più appetibili nel convivio sociale. Questi collage analogici nascono da sovrapposizioni minime, ma sufficienti a mostrare, con amara ironia, quanto la materia prima dell’essere umano (anima e corpo) sia manipolabile.

Il trittico è composto da: Michelin, che affronta il ricorso sempre più diffuso alla chirurgia estetica, Dimmi di più, che riflette sull’uso compulsivo dei media, e Atlante, che indaga un aspetto meno raccontato della mascolinità.

Come stai? Che hai fatto oggi?

La vita di tutti i giorni è il palcoscenico delle nostre gioie e dei nostri dolori. Emozioni minime, se viste con distacco, che si fanno più intense man mano che ci avviciniamo. Nell’indagine sul quotidiano, l’arte diventa una lente d’ingrandimento: restituisce rilievo a ciò che si perde nel flusso della cosiddetta banalità. Eppure è proprio quella banalità la terra che abitiamo, oscillando tra felicità e tristezza, che per natura tendiamo ad amplifichiamo. Momenti marginali e piccoli gesti diventano così i protagonisti di questo dramma ordinario, raccontando quanto il vivere sia una faccenda seria e, insieme, ironica. 

Come tu mi vuoi

La società orienta le nostre scelte e contribuisce, nel bene e nel male, a formare la nostra identità. L’arte può mettere a nudo la pressione che il contesto in cui viviamo esercita sugli individui, mostrando come ansie e nevrosi nascano spesso dallo scarto tra sé e aspettative sociali. Il senso di inadeguatezza, la solitudine, il sentirsi travolti dagli eventi e dalle tendenze sono disagi sempre più diffusi. In questi collage affiorano attraverso scene quotidiane incrinate da dettagli perturbanti. Ne emerge il conflitto tra individuo e collettività, e la ferita che ne consegue.

 

Celeste Stellini nasce a Città della Pieve nel 1996. Dopo il liceo artistico, si diploma in Design della Comunicazione presso l’Istituto Italiano di Design di Perugia. Durante gli studi realizza i suoi primi collage. Oggi lavora come Digital Manager all’interno del Reparto Creativo di Reschio. Ama la campagna e sogna una casa tra le colline, lontana dai rumori.

 

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