La soglia tra guardare e partecipare il mondo – lettura

‘Chi desidera ma non agisce, alleva pestilenza.
Chi ha un volto senza un raggio di luce, non diventerà mai stella.
L’eternità è innamorata delle opere del tempo.
Nessun uccello sale troppo in alto, se sale con le sue ali.
Le gioie fecondano, i dolori partoriscono.
Ciò che oggi può dimostrarsi, una volta fu solo immaginato.
Un pensiero colma l’immensità.
Sìì sempre pronto a dire ciò che pensi, e il vile ti scanserà’.*

‘Il tuo approccio all’opera non dovrebbe essere quello di un predicatore che si aspetta miracoli, ma quello di uno scienziato che procede per tentativi ed errori, continuamente. Sperimentando e costruendo in base ai risultati. La fede, forse, è ancora più importante e preziosa del talento o dell’abilità. In fondo, come potremmo offrire all’arte ciò che le serve senza una fiducia cieca? Ci viene chiesto di credere in qualcosa che non esiste per permettergli di esistere.’**

Cerando i significati etimologici di credere e creare possiamo sintetizzarli così: credere ha a che fare con l’atto profondo di ‘depositare il proprio cuore‘ in segno di fiducia, creare è legato alla forza vitale della natura che ‘fa crescere’ e genera la vita.

Questa è la soglia, secondo la mia esperienza, tra guardare e partecipare il mondo, anche attraverso la fotografia. All’inizio impari a guardare: vista – composizione del frame – scatto. Un atto di reperimento quasi di un rapace con la propria preda. Poi succede che dal guardare si tramuti in pensiero: pensiero visivo – composizione del frame – scatto. Dal guardare si passa quindi all’osservare, che è molto diverso e implica una postura all’interno del mondo che non riguarda solo la vista.

C’è un altro passo che si può fare, ed è quello che ci permette di abitare il mondo, parteciparlo e lì le fotografie diventano il risultato di una relazione col mondo. Io che fotografo non sono più un agente esterno ma una parte della relazione. Le mie foto nascono dalla mia relazione col mondo che sto abitando, che sia il tratto di un fiume durante una passeggiata con la macchina fotografica, uno shooting costruito per raccontare qualcosa immaginato prima, o raccontare qualcosa che sta accadendo. Riassumendo: relazione ed esperienza consapevole – composizione del frame – scatto.

In questa sede non è tanto avere uno scopo pregresso quanto il fatto che di base cambia l’approccio col quale nascono le fotografie. Le fotografie sono relazioni col mondo, la nostra sintesi di ciò che viviamo ed esperiamo. Attraverso la fotografia noi facciamo uscire la nostra voce. La nostra voce è come restituiamo il mondo, abitandolo con la fotografia. Avere la fotografia nella nostra vita diventa un filtro per attraversare il mondo, scoprendo chi siamo. Un filtro che quanto più si apre, più si nutre di saperi, discostandosi inevitabilmente dalla semplice esecuzione tecnica di una fotografia. I saperi nutrono la nostra fotografia, senza di essi sarebbe solo un mezzo tecnico, perché i saperi sono i referenti della fotografia. La fotografia, come dice David Ulrich, parla sempre di qualcos’altro rispetto a se stessa: parla con la voce del fotografo che in questa pratica deposita il proprio cuore, spinto dalla forza vitale che lo costituisce.

Valeria Pierini

Agosto 2026

 

* ‘Proverbi infernali’, William Blake, trad. Giuseppe Ungaretti.
**L’atto creativo. Un modo di essere, Rick Rubin.

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